Esaù disse: “Partiamo e mettiamoci in viaggio: io camminerò davanti a te”.Gli rispose: “Il mio signore sa che i bambini sono delicati e che devo aver cura delle greggi e degli armenti che allattano: se si affaticassero anche un giorno solo, tutte le bestie morirebbero. Il mio signore passi prima del suo servo, mentre io mi sposterò con mio agio, tenendo il passo di questo bestiame che mi precede e dei bambini, finché arriverò presso il mio signore in Seir” (Gen 33,12-14).

Carissimi,

a questa nota n.9, che deve accompagnare la fase 2, sancita con il DPCM del 26.4.2020, per ripartire, convivendo con il virus, mi piace darle il titolo A piccoli passi.

Mi riferisco ad un testo biblico – la riconciliazione e separazione tra Giacobbe ed Esaù – quando Giacobbe fa notare ad Esaù che, per riprendere il viaggio, bisogna adattarsi al passo del bestiame e dei bambini; bisogna procedere tenendo il passo dei bambini (Gen 33,14), per non lasciare indietro nessuno.

Come dopo una malattia, bisogna essere prudenti per evitare la ricaduta, che può essere a volte peggiore della malattia stessa.

E i nostri anziani, quando si accorgevano che ci svestivamo ai primi caldi, con saggezza ci ripetevano: Ad aprile, non ti scoprire. A maggio, adagio adagio.

Ripartiamo, allentiamo un po’ gli ormeggi, ma ancora non possiamo prendere il largo, e bisogna con prudenza evitare di perdere i frutti dei sacrifici sopportati fino a questo momento.

Questo è il tempo di una lucidità responsabile, che deve guardare con saggezza al bene personale, al bene di tutti, senza però omettere la cura della vita spirituale, necessaria anche per la tenuta sociale.

Questo è il tempo della resilienza, che è capacità di rielaborare il tutto, soprattutto i momenti inediti ed impensabili, per un cammino sempre più spedito.

“È stata un gran flagello questa peste; ma è stata anche una scopa; ha spazzato via…” (A. Manzoni, I promessi sposi, Cap. XXXVIII).

Con le parole del simpatico Don Abbondio, possiamo guardare a questo tempo che abbiamo vissuto in quarantena, con sguardo di gratitudine, mentre con nuova responsabilità ci apriamo a questo tempo che comincia, tempo di grande prudenza.

“La prudenza non può consistere nel non fare nulla. Prudenza significa agire e agire bene” (Mons. Giacomo Maria Radini-Tedeschi)

Accanto alla prudenza, esercitiamo sempre il dono della memoria:

  • Quanti morti, con causa o concausa del Covid-19, sono andati via senza un saluto ufficiale, in un grande silenzio, quasi con le salme “sotto sequestro”.

Anziani, sacerdoti, religiosi e religiose, persone care, non numeri, ma uomini e donne che hanno lavorato, sofferto, amato e che, andandosene, hanno impoverito la nostra storia.

Per essi, con gratitudine e rispetto, sempre la nostra preghiera.

  • Quanta attenzione da parte del Governo, delle Istituzioni, dei Sindaci, della CEI e di tanti che, sul territorio, hanno operato come volontari o addetti ai vari servizi.
  • Quanti medici, infermieri, operatori sanitari – oggi osannati e ieri denigrati – che in prima fila ci hanno ricordato che ogni vera professione è missione.
  • Quanti bei gesti di vicinanza e di accoglienza da parte dei nostri sacerdoti, religiosi, religiose, anime sante e benedette.
  • Quanta cura da parte della Caritas e dei suoi operatori, e di coloro che hanno lavorato per le Comunicazioni sociali.
  • Quanta preghiera e vicinanza spirituale da parte dei nostri Monasteri, Case religiose, anime consacrate che ci hanno ricordato il bene primario dell’anima, e l’altro pane di cui sempre abbiamo bisogno.
  • E che eroi i nostri docenti che, in poco tempo e con mezzi non sempre adeguati, hanno dovuto impostare una didattica a distanza per debellare il virus dell’ignoranza e condividere il pane della cultura.
  • Quanti gesti di ricchezza interiore e nobili; e quanta povertà e miseria, come in ogni guerra.
  • E che riscoperta della famiglia, delle relazioni, dei cortili, e delle bottegucce sotto casa. Famiglia diventata all’improvviso scuola, cortile, chiesa, negozio, forno, spazio di vita.

Per tutti e a tutti il grazie della Chiesa che, tenendo chiuse le sue chiese, ha voluto soltanto collaborare con le Istituzioni per il bene del suo popolo e, ben conoscendo il dono del pane eucaristico, rinunciando ha mostrato tanta carità spirituale verso ogni uomo.

Ora, rieducati da questo tempo di restrizioni, deve iniziare una fase nuova che deve fare tesoro dell’insegnamento appreso nelle limitazioni sociali, con la consapevolezza che il modello di società costruito non ha retto e bisogna che sia rivisto, mentre ci siamo accorti che le cose veramente necessarie sono poche.

Riprendiamo, come cittadini e credenti, evitando però anche che la collaborazione con le Istituzioni diventi solo un fatto ideologico, o – Dio non voglia! – un attentato alla libertà di culto.

Rimanendo prudenti, attenti, distanziati, osservando tutte le regole igieniche e sanitarie, sentiamo il dovere, che per noi è un impegno morale e spirituale, di riprendere la vita e nella vita la fede, che si esprime e si alimenta nella preghiera e nella celebrazione eucaristica.

  • Esequie

La lettura attenta del Documento del Ministero dell’Interno e della Nota CEI mi convincono che è difficile attuare le indicazioni richieste per salvaguardare la sicurezza e la salute.

Pertanto, per chi si trovasse nella impossibilità a realizzare il dettato dei due Documenti, faccio appello alla norma non scritta, il buon senso, e invito per le esequie a continuare come nella fase 1; in attesa di tempi migliori, benedizione della salma presso la casa del defunto o al cimitero.

  • Sanificazione

Allego una nota del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo, evidenziata dalla CEI, per la sanificazione dei nostri ambienti per evitare di affidarsi a mani sprovvedute, specialmente dove sono presenti opere d’arte.

  • Ulteriori passi

Mentre ringrazio per i tanti suggerimenti pervenuti, da me richiesti, rimando ad una prossima Nota per i chiarimenti su altre questioni e per ulteriori passi da compiere.

Nel frattempo, senza voler anticipare, o illudere per poi deludere qualcuno, faccio notare che, permanendo questa situazione di incertezza e di non sicurezza sanitaria, tutto è rimandato al prossimo Anno Pastorale.

La Vergine del mese di Maggio ci accompagni, mentre con l’affetto di sempre, tutti benedico.

Nocera Inferiore, 2 maggio 2020

                                                                                              + Giuseppe Giudice

                                                                                   Vescovo di Nocera Inferiore – Sarno

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