FONTE NOTIZIA http://www.diocesinocerasarno.it

Leggi il testo integrale degli Orientamenti Pastorali 2016/2017

Nella Solennità dei Santi Pietro e Paolo S.Ecc.za Rev.ma Monsignor Giuseppe Giudice ha dato gli Orientamenti pastorali alla Diocesi di Nocera Inferiore – Sarno per l’Anno 2016-2017. Il tema è Nell’attesa della Domenica senza tramonto, un percorso che aiuta a riscoprire la bellezza e l’importanza dell’Anno liturgico.

Come anticipato al termine della seconda serata della Sosta ecclesiale, il Vescovo con gli Orientamenti Pastorali indica piste aperte, idee guida per orientare il cammino ecclesiale e «perché nessuno si senta smarrito o ai margini della strada». Cinque i paragrafi in cui è diviso il testo: l’orizzonte; dal Sinodo alla sinodalità; ordinare; insegnare a chi non sa; verso la vetta.

Nel primo paragrafo il Vescovo indica «come meta un orizzonte non alto, ma altissimo, perfetti come il Padre (Mt 5,48), e questo non per voler bypassare la storia, ma per ricordare ad ognuno che lavoriamo per la trasfigurazione di questo mondo nell’attesa dei cieli nuovi e terra nuova (Ap 21,1). Sì, la meta è oltre, è escatologica, è di là, e noi viviamo costantemente nell’attesa della Domenica senza tramonto».

«Il sogno della nostra Chiesa, radicata nei solchi del Concilio – scrive il Vescovo nel secondo paragrafo –, è quello di vivere una sinodalità permanente che è dono dello Spirito, una primavera alla quale Papa Francesco continuamente ci richiama, a cominciare dai Consigli Pastorali Parrocchiali. Sì, camminare insieme, riconoscendo il dono di ciascuno, evitando ritardi, sfilacciature e frenate improvvise, arroccamenti fuori della storia, o percorsi alternativi senza alcun riferimento al Magistero o all’ora che la Chiesa sta vivendo».

S.Ecc.za Rev.ma Monsignor Giuseppe Giudice come terza azione dà il verbo per il prossimo anno pastorale: «Quest’anno sarà il verbo Ordinare, nel senso di mettere ordine e di avere un Ordo, cioè un rito. Innanzitutto è necessario mettere ordine nei cassetti della nostra vita, nei ripostigli della coscienza, nelle soffitte della memoria, negli archivi della riconoscenza e della gratitudine; mettere ordine nei meandri delle solitudini, negli anfratti delle relazioni, nei portafogli dell’economia, negli oggetti della devozione, nei percorsi della fede, negli ambienti delle parrocchie e delle comunità. Mettere ordine, cioè riordinare, nelle stanze dell’infanzia, nei luoghi dell’adolescenza, negli spigoli della giovinezza, negli appartamenti della maturità; mettere ordine nella vita, adesso, oggi, qui, ricordando l’antico adagio: conserva l’ordine e l’ordine conserverà te. Mettere ordine può aiutare a vivere bene il tempo adulto e della senilità. Mettere ordine, con calma e serenità, senza fretta, senza paura, senza vergogna, rielaborando ogni cosa con distacco e sapienza, introduce al tempo della vecchiaia, imparando a diventare anziani, maturi nella vita e nella fede, senza nostalgie e fughe in avanti, ma accogliendo, sempre con gratitudine, il tempo e lo spazio che ancora il Signore ci dona. Mettere ordine, vivendo con gioia i momenti della messa domenicale nei ritmi concreti della vita quotidiana.  Si colloca in questo contesto, forse un po’ originale, il saper riprendere i tempi e i colori dell’Anno Liturgico, come vero cammino ordinario e ordinato di fede, speranza e carità. Tempi da vivere e colori da indossare e ammirare, senza voler anticipare o saltare, o confondere, o sopprimere, o – come vuole la cultura di oggi – tutto omologare»

Nel quarto paragrafo, “Insegnare a chi non sa”, si fa riferimento a due segni che il Vescovo desidera concretizzare per la comunità diocesana: «Indico due segni che dovrebbero segnare il nostro anno della misericordia. Il primo si riferisce a un’opera di misericordia spirituale, il secondo ad un’opera di misericordia corporale. Penso alla Domus misericordiae, una casa dove si può pensare la pastorale. Il secondo segno, sul quale sto insistendo da tanto, è il far nascere l’Emporio della solidarietà, per passare, come spesso ricordato, dalla solitarietà alla solidarietà, per uscire dalla semplice distribuzione dei pacchi viveri e riconoscere più dignità ai tanti bisognosi del nostro territorio».

Nel chiudere gli Orientamenti, “Verso la vetta”, consegna il mandato: «La finalità dell’Anno Liturgico è molto semplice ed è, nello stesso tempo molto impegnativa. Si vivono le stagioni dell’Anno Liturgico per cercare di diventare santi. Non abbiamo altre mete ed altre finalità, anche quando siamo chiamati ad essere samaritani della storia e le urgenze bussano alle nostre porte. Una pastorale non orientata alla santità è semplice intrattenimento ed è perdita di tempo. In questo cammino verso la vetta, ci può aiutare Alfonso Maria Fusco, santo novello della nostra terra. Siamo chiamati a leggere ed approfondire la sua vita. Sono certo che ci farà bene».

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